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Pagina
ottimizzata per Crescendo
Plug In
Adoro la musica, la melodia condiziona ogni momento della mia giornata, e tutti i miei ricordi, tutte le mie emozioni sono in qualche modo ricollegate ad una canzone Questa pagina ospiterà gli artisti che hanno seguito la mia vita e hanno contribuito alla mia formazione. Tra I miei generi: Progressive Rock (Genesis, King Crimson, Alan
Parson, Banco, Locanda delle fate, Biglietto per l'inferno etc etc), Hard
Rock '70 (Led Zeppelin, Uriah Heep) e qualcosa di New Age (Kitaro, Yanni). Ultima cosa: a fine pagina trovate una form di ricerca per OLGA il più grande archivio di spartiti per chitarra. |
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Pink Floyd torna su Wow, credo
che non sia facile parlare di un gruppo che, per molti anni, ha fatto da
colonna sonora, e non solo, alla mia vita. Per me parlare dei Pink Floyd
equivarrebbe a parlare del primo amore o della prima
canna, momenti della propria adolescenza che difficilmente si dimenticano.
Il primo album dei Pink che comprai fu Atom Heart Mother, e lo feci all'età
di 11 anni; beh, immaginate cosa mi prese quando ascoltai la monumentale
suite del primo lato: niente di particolare fuorchè un senso di profondo
smarrimento misto alla voglia di riportare l'album al titolare del negozio
che me lo aveva consigliato (all'epoca tale Gianni Cabibbo). La mia timidezza
comunque mi costrinse a tenere l'album, devo ringraziare fral'altro la mia
cocciutaggine nel volermelo far piacere per forza: tanto lo ascoltai, tanto
me ne innamorai, e da allora fino ad adesso non ho fatto altro che amarli.
The wall ha rappresentato per molti anni il mio modo di vivere, pensare
e sentire le cose... e non potrò mai dimenticare come mi sentivo quando
ascoltavo One of my tunes e pensavo alla mia fallimentare situazione amorosa,
o quando con Hey You mi sentivo davvero partecipe di quel senso di solitudine
ed isolamento con quell'isolato sprizzo di speranza che descriveva Waters
dentro il suo muro, o ancora Don't Leave me now e Nobody Home: l'angoscia
di essere abbandonati dalla propria donna perchè non si è riusciti
a soddisfarla; Vera, con la quale maturavo già una coscienza sociale più
reale di quella che mi propinava la TV; Confortably Numb: la ricerca della
pura insensibilità; la voglia di spezzare tutti con Run like hell; il desiderio
di rompere il muro che alimentava la mia incomunicabilità con The trial
e Outside the wall. Vi basta dare un'occhiata a Improvvisazioni-Saga giovanile per capire quanto sia
stato importante The wall per la mia crescita, insomma è stato molto più
di un fottuto insegnante con la bacchetta in mano, molto più di un padre
o di una madre così lontani dal tuo mondo da permettirsi di romperti la
chitarra sulle spalle quando gli rispondevi male, molto più degli amici
sempre pronti a tradirti quando una bella fichetta si ci metteva di mezzo.
Naturalmente con gli anni ho scoperto anche gli album più ostici dei Pink:
gli acidi The piper at the gates of dawn, A saucerful of secrets e Ummagumma
mi hanno trascinato per lungo tempo in in un limbo surreale dal quale credevo
non sarei più venuto fuori, Meddle e la bellissima Echoes, una psichedelia
più costruita. The Dark side of the moon, forse il loro capolavoro assoluto,
ha avuto il merito di spingermi a conoscere il loro tecnico del suono Alan
Parson di cui ancora apprezzo ogni lavoro... tutto ciò che porta l'uomo
alla follia, un bell'album, suonato egregiamente, con degli effetti sbalorditivi
ma tuttavia freddo, già freddo (e scusate se bestemmio); mi ero abituato
a dei concept più globali, ai tempi si sfornavano opere come Tommy e Quadrophenia
degli Who, Ziggy Stardust di Bowie che altro non erano se non delle storie
affascinanti portate in musica e, come nel caso di quelli menzionati, anche
nel cinema. Beh, se devo essere sincero, ho sempre odiato Gilmour e il suo
concetto di melodia... le più belle cose i Pink le hanno fatte sotto la
direzione di Barrett e di Waters, e solo loro sono riusciti a farmi entrare
dentro non solo parole o musica ma anche stati d'animo, emozioni, The Dark
Side of the Moon mi sembra più un fritto misto di ritmi orecchiabili, le
mie preferite sono On the run, Brain damage ed Any colour you like... le
altre, a parte Eclipse che si può considerare il brano di chiusura, mi sanno
tanto di "Questa deve piacervi per forza". The Final Cut è stato
l'ultimo album dei Pink per me, dopo inizia il declino Gilmouriano che etichetterà
Ummagumma come spazzatura e pubblicherà roba come A Momentary Lapse of Reason,
giusto per sottolineare il cambiamento di stile, e l'ultimo Division Bell
fatto di testi scontati e melodie pessime. Forse sono così duro per via
del fatto che i Pink sono stati troppo grandi, in fondo anche Alan Parson
ha avuto una notevole caduta di stile dopo l'addio di Woolfson, è difficile
accettare dei prodotti come Learning to Fly da chi un tempo ha prodotto
pezzi come: Julia Dream o Corporal Clegg, per ricordare i vecchi Pink cui
Gilmour dice di ispirarsi; Astronomy Domine (WOW) o le quattro parti di
Sysyphus, The gunner dream e Shine On You Crazy Diamond dedicata all'impareggiabile
Syd che con i suoi Opel, Barret e The Madcap Laughs continua a farmi sognare
e tutti gli altri impareggiabili capolavori del mitico fenicottero rosa.
Shine on you crazy diamond |
The Alan Parson's Project
torna su Non
posso dimenticare il giorno in cui vidi Pyramid sugli scaffali del mio negozio
di dischi preferito; il progetto di Alan Parson... cosa mi ricordava questo
nome?! E subito tornai con la testa ad Atom Heart Mother, prima ad Alan
Psychedelic Breakfast e poi al booklet dove stava scritto: Sound Engineer
Alan Parson. Lo devo comprare, pensai, e da lì a poco fui a casa seduto
sul mio letto con le trombe di eustachio innestate nel woofer dei miei scadentissimi
diffusori... da quel momento amai gli Alan Parson alla stregua dei Pink
Floyd, dei Marillion e dei Genesis che avevo già innalzato nell'olimpo dei
miei gruppi preferiti. In breve riuscii, dopo sacrifici monetari incommensurabili
per un ragazzino di 15 anni, a farmi tutta la discografia degli Alan, ricordo
che il 2° album che comprai fu Tales of Mystery and Imagination che associai
ben presto alla bibliografia di Poe che proprio gli Alan mi fecero conoscere.
La cosa che mi sconcertò più di tutte era la grandiosità della struttura
melodica di ogni album; l'orchestra, egregiamente condotta da Adrew Powell,
apriva le porte di una dimensione musicale sconfinata in cui ogni sentimento
acquistava una potenza e una maestosità eccezionali, al tempo abbandonai
persino i Led Zeppelin e i Deep Purple che mi parevano troppo scarni al
confronto, cominciai ad ascoltare musica classica e conobbi uno degli artisti
che tuttora considero tra i miei preferiti Mike Oldfield. The fall of the
house of Uscher con i suoi 15 minuti divenne uno dei pezzi che amavo ascoltare
più frequentemente, magari con l'omonima opera di Poe fra le mani che si
accordava maginificamente con la musica. Nelle cassette che facevo agli
amici The cask of Amontillado appariva tre o quattro volte (All that we
see or seem, is but a dream within a dream). Certo, come i Pink Floyd anche
gli Alan Parson hanno avuto il loro album migliore, il primo appunto che,
udite udite, ho ancora in LP nella prima versione. Degli altri ricordo con
piacere e malinconia Vulture Culture, Eye in the sky, Ammonia Avenue, Eve,
Stereotomy, I robot (che mi fece conoscere Asimov), Turn of a friendly card
(che mi tenne sempre lontano dal vizio del gioco) e soprattutto il bellissimo
Freudiana che coincideva fra l'altro con la separazione fra Parson e il
socio Woolfson (la vera mente creativa del progetto); come dire, Parson
era sempre il braccio e senza la mente di Wolfson ha prodotto album belli
ma sicuramente diversi dai precedenti. Try anything once e On air sono album
di pop gradevole, con la solita orchestra di Andrew Powell, ma il vero progressive
sta dentro il cuore e non solo nelle braccia, in caso contrario diventa
virtuosismo e basta. Stimo comunque Alan Parsons per la sua incredibile
capacità di rendere i suoni sublimi e confido in un futuro riavvicinamento
con Woolfson, chè al giorno d'oggi c'è tanto bisogno di musica vera.
The cask of Amontillado |
The Smiths torna su "Perchè
nella vita devo dedicare tempo prezioso a gente a cui non importa se son
vivo o morto... perchè nella vita devo sempre sorridere a gente che preferirei
prendere a calci in faccia" (Heaven knows I'm miserable now); "Ogni
giorno devi dire, oh cosa penso della mia vita? Tutto è difficile da trovare
finchè non aprirai gli occhi, quando accetterai te stesso? Sono malandato
ed avvilito, e mi sento mediocre, avrei tantissima voglia di lasciarmi entusiasmare,
ma i sogni hanno la prerogativa di non avverarsi proprio mai, e il tempo
adesso è contro di me, con cosa e con chi prendersela? Tutto è difficile
da trovare, finchè non aprirai gli occhi, quando accetterai te stesso? [...]
Altri conquistavano l'amore, e io scappavo, mi sedevo nella mia stanza e
predisponevo un piano, ma come spesso accade i piani possono fallire, e
il tempo adesso è contro di me... Dimmi quando accetterai la tua vita, quella
che odi..." (Accept yourself); "Quando cammini senza pace su queste
strade, proprio le stesse dove sei cresciuto, ho fatto un sogno veramente
brutto, è durato 20 anni 7 mesi e 27 giorni. non ho mai avuto nessuno"
(Never had no one ever); "Un tremendo giorno di sole, ci incontriamo
allora ai cancelli del cimitero... entriamo e leggiamo solennemente le lapidi,
tutte quelle persone, tutte quelle vite, dove sono adesso? Con amori e odi
e passioni, proprio come le mie. Sono nate, hanno vissuto, e poi sono morte,
sembra tutto così ingiusto e ho voglia di piangere..." (Cemetery gates);
"Il ragazzo con la spina nel fianco, dietro il rancore nasconde un
atroce desiderio d'amore. Come possono guardarmi negli occhi e non credermi
ancora, e se non mi credono adesso, mi crederanno mai? [...] Come possono
vedere l'Amore nei nostri occhi e non crederci ancora, e dopo tutto questo
tempo loro non vogliono crederci, e se non ci credono ora, ci crederanno
mai? E quando vuoi vivere, come cominci? Dove vai? Chi hai bisogno di conoscere?"
(The boy with the thorn in his side); "La scorsa notte ho sognato che
qualcuno mi amava. Nessuna speranza, ma niente di male, solo un altro falso
allarme. La notte ho scorsa ho sentito braccia vere intorno a me, nessuna
speranza, niente di male, solo un altro falso allarme..." (Last night
I dreamt...); "Qui lei posa il capo finchè si alza e dice: Ho bisogno
di allegria. Che fare di lei. Acqua gelida al posto del sangue, senza nerbo
nè cuore e poi solo del tempo da trascorrere. Che fare di lei? Io mi domando,
che dire di lei? Eppure quando mi chiama io non cammino, corro." (Wonderful
woman). Circa quattro anni fa, quando ascoltai per la prima volta Hatful
of hollow (1984), capii immediatamente che io e Morissey avevamo tragicamente
moltissime cose in comune, prime fra queste la timidezza, quella timidezza
che ti fa sorridere davanti alla gente che preferiresti prendere a calci
in faccia, quella timidezza che ti costringe ad amare gli altri e ad essere
sempre generoso con loro anche quando non lo meritano affatto. Con Morissey,
vero istrione del gruppo degli Smiths, ho imparato a conoscere meglio molti
aspetti della mia personalità e sono riuscito a sentirmi meno solo.
Asleep |
| Prog Italiano torna su
Locanda delle fate: Li consiglio a tutti coloro che amano il Prog sinfonico romantico. Lui ricorda, nella voce, il mitico Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso... a tratti le parti di flauto nei pezzi sembrano suonate da Ian Anderson in persona e i testi sono dei CAPOLAVORI assoluti di poesia: esistenzialisti al confine fra il dramma e la gioia del vivere (Voleranno, sopra i vetri, mille volte gli occhi cercando spazi di là, e il cervello è una parete, con sopra un banco a vendere alla fine trascinerei, per rubarmi dai vuoti di memoria forse è quello che ci va, basta adesso alle orge senza senso e ai rimorsi per di qua. Chissà se quando la corda, stringerà il mio collo la bocca non griderà, ora è entrata, una farfalla, che d'amore nato sui fiori mi parlerà, seguo già i suoi voli trasparenti, che tra poco tradirò, con le mani fresche dei miei pianti, reti infine getterò. Saggezza venderei con il peso dei discorsi sempre uguali e in cambio chiedo a lei i segreti intensi delle sue stagioni; perchè da Alice e Urano non compro più mosaici rose e seta, e in fondo al buio sto spiandoti forse verrà a svegliarla. Volerai fra pareti e fotocellule invisibili e segrete, molte ne aprirai, prati di moquette, fiori quasi veri e un senso di potere, ma poi ti accorgerai che non puoi più volare. C'è un ladro nella stanza non ti ruba argento nè monete d'oro, ma senza far rumore strapperà i tuoi voli gli abiti più veri. No basta dammi i fiori che non ho, non ho più voglia di spiegare, tu sarai grande più di Icaro ti guarderai volare), impareggiabili nella descrizione di cose, oggetti e persone evocate con un tono di delicata nostalgia (Ombre riposano nella soffitta buia tra i resti di un tempo che i ricami della luce con la polvere trasformano, libri e quaderni vecchi e un sogno rimasto a specchiarsi nel tempo fra rovine di un giocattolo. Profumo di colla bianca ritrovato qui, fantasmi vecchi e nuovi si confondono. Mille vetri rispecchiano ricordi che un bimbo lasciò!! Raccolgo un libro di immagini sbiadite dalla realtà. Voglia immensa di chiudere le porte sulla mia età. Ombre riposano nella soffitta buia tra i resti di un tempo che i ricami della luce con la polvere trasformano, là dietro il muro il vento rapisce al silenzio sospiri confusi e voci ancora tiepide in un attimo. Ma il profumo di colla bianca si è fermato qui per regalare al tempo le mie maschere), surrealisti e romantici (Quando il vento ancora si fermava un pò, fra i miei capelli inventavo favole. Poi caddi giù ma avevo già le mani in tasca. Quanti eroi caduti dal coraggio ed ingannati dall'incenso e dal pianto che qualcuno venderà. Dove vanno gli angeli, a dormire dove sono finite, le illusioni e i sogni che nessun compra più; fra incerte ombre effimere. Pazzi forti eroi, tutto era sbagliato, ti è mancato il tempo, di riprendere fiato, il sangue alla testa si fermò, e scelse anche per voi...Trascinati da un furto di coscienza, abbagliati da miti e da leggende, di miracoli pieni i nostri sogni non ci bastano più, quando fa luce. Come un sipario scuro sempre si alzerà, una luce accesa o spenta ci sarà, mentre dal buio intanto spunterà una nuova favola, la gente guarderà, qualcuno invecchierà... mentre gli occhi sconfinano verso le stelle e due ali sottili basterebbero a noi, e quel canto di un vecchio ubriaco sul petto disinfetta le ansie che straripano già, troppo scuri i silenzi nei dintorni e qui dentro, forse le lucciole non si amano più...). Giorgio Gardino: Batteria, vibrafono; Luciano Boero: basso, hammond; Ezio Vevey: chitarra elettrica, voce, flauto; Alberto Gaviglio: chitarra elettrica, voce; Michele Conta: pianoforte, piano elettrico, polymoog, clavicembalo, syntesizer; Oscar Mazzoglio: hammond, moog, polymoog, syntesizer; Leonardo Passo: voce solista. Questi i LOCANDA DELLE FATE che hanno al loro attivo solo un album edito da Polygram: Forse le lucciole non si amano più (1977). SUPERBI |
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