diario di bordo

Linea di confine – Session di registrazione delle chitarre

Inviato da art domenica 21 giugno 2009

Ecco il secondo dei video-documenti legati alla registrazione del nuovo disco che vedrà la luce a Settembre di quest’anno: oggi tocca alle chitarre :) buona visione

Linea di confine – Session di registrazione batteria

Inviato da art sabato 20 giugno 2009

Come promesso qualche tempo fa ecco il primo di una lunga serie di video-documenti legati alla registrazione del nuovo disco che vedrà la luce a Settembre di quest’anno

omaggio a demetrio

Inviato da art venerdì 12 giugno 2009

-> Guarda il video su YouTube in qualità standard

alla vigilia del 30esimo anniversario della scomparsa, il mio omaggio ad una delle più grandi voci della musica italiana, e non solo… un pensiero pieno di ammirazione per chi ha sempre disdegnato il mainstream facendo della sperimentazione la propria vocazione artistica… io lo ricordo in una canzone che mio padre faceva suonare sempre quand’ero piccolo, e già allora gli dicevo: papà, ma quest’uomo canta come un dio :)

L’insegnante

Inviato da art giovedì 4 giugno 2009

Quand’ero piccolo e tornavo da scuola mamma aveva sempre l’abitudine di chiedermi: Nicola, cosa hai imparato oggi? Una di queste volte le ho risposto: oggi l’insegnante ci ha spiegato Il passero solitario di Leopardi, sai mamma, a volte anche io mi sento come il passero solitario; allora mia madre sorrideva, e dietro quel sorriso c’era tutto il mio mondo.

Ho imparato che tutte le mamme vogliono bene ai loro piccoli, anche l’insegnante ce lo ripeteva spesso. Ho anche imparato che quando diventi grande l’affetto di tua madre non ti basta più, e allora cominci a cercarlo disperatamente negli altri: ti fai degli amici e ti convinci che loro ti vorranno bene per sempre, ti innamori di una donna e ti aspetti che anche lei ti possa volere bene per sempre, a volte volgi lo sguardo al cielo e per qualche giorno, mese, anno, credi che quel Signore di cui tutti parlano ti sorrida con lo stesso affetto di tua madre… d’un tratto può capitarti di perdere tutto, di perdere gli amici, di perdere la tua donna, di perdere Dio, e allora ti convinci che devi cominciare a volere bene a te stesso, perchè nessuno regala il proprio affetto ad una persona che non si ama.

L’insegnante mi ha guidato bene, un giorno a scuola ha portato un vaso con tante caramelle, eravamo in 20, le caramelle erano 19, io sono rimasto seduto sul mio banco aspettando che tutti prendessero la loro, poi mi sono alzato, ma il vaso era vuoto, allora sono tornato al mio posto con gli occhi bassi cercando di assumere un’aria indifferente. Pensavo: l’insegnante vuole capire se c’è qualcuno che mi vuole bene. Non mi preoccupavo, sapevo che qualcuno sarebbe arrivato presto o tardi, e quel qualcuno era una bambina coi boccoli d’oro e gli occhi azzurri, ricordo ancora il suo nome… Floriana. Spezza la caramella in due con i denti e me la porge dicendomi: io ti voglio bene ma non mi piaci perchè hai i denti storti. Io le sorrido e metto in bocca la mia metà di caramella. L’insegnante si commuove.

Ho imparato che la gente confonde spesso l’affetto con l’amore, e a volte fa anche il contrario. Ho imparato che volere bene significa desiderare che l’altro sia felice, a qualsiasi costo, in amore spesso si arriva a desiderare il contrario, se non ti senti amato puoi arrivare a desiderare il male per chi ti ha lasciato. L’insegnante mi diceva spesso: Nicola, prima di amare devi volere il bene della persona con cui stai, quando sei sicuro che il tuo affetto è sincero, allora puoi dirgli che la ami… questo è il motivo per il quale impiego troppo tempo a dire Ti Amo.

Il mio insegnante aveva dei capelli molto lunghi tanto che lo chiamavo Il Leone. Un giorno il mio compagno ed amico fraterno Fabio mi ha lanciato addosso un aeroplanino di carta mentre il Leone spiegava. Nel tentativo maldestro di acchiapparlo sono rovinato in terra con la sedia, tutti hanno cominciato a ridere, io invece ero furioso e avrei voluto picchiare Fabio fino a consumarmi le nocche delle mani. Il Leone ha detto: Zitti tutti… Nicola, cosa c’è scritto in quel foglio. – Insegnante – risposi io – è solo uno stupido aeroplanino. – Portalo qui – e glielo portai… allora l’insegnante prese una penna e scrisse sopra il foglio: Ti voglio bene. Poi me lo consegnò. Io gli dissi: Insegnante, ma cosa significa questo. Quel giorno non ho avuto risposta ma l’amicizia che ancora mi lega a quel vecchio amico mi ha insegnato che a volte le persone hanno dei modi diversi per dirti che ti vogliono bene, devi solo imparare a leggere nelle loro azioni con il cuore libero da ogni pregiudizio.

Se ripenso al mio passato e a questo difficile presente, scopro due persone che ho amato ma alle quali non ho voluto bene, una che ho tanto amato e a cui voglio molto bene, ed un’altra cui voglio bene ma non ho fatto in tempo a dirle che l’amavo, poi ho tanti amici e su di loro proprio non ho dubbi, gli voglio un bene dell’anima, l’unica cosa che non ho imparato è stata la lezione dell’aeroplanino, ma ringrazio comunque il Leone, perchè di buoni insegnanti oggi non ce ne sono più, e ringrazio mia madre, perchè è l’unica persona del cui bene non potrò mai dubitare.

ore due e 10

Inviato da art martedì 26 maggio 2009

Ti sembra questa l’ora di metterti davanti al computer? Sei un uomo che lavora diamine, domani bisogna alzarsi presto, ed invece sei lì a trastullarti con la tua sigaretta, il tuo bicchiere di whisky e mille zanzare intorno che non vuoi uccidere perché ti fanno pena.

Stanotte sento bisbigli del mio passato, li osservo: c’è una bella aria qui nonno, come mai in città ci sono solo brutti odori? Voglio quella lì, mi piacciono le fragole appena colte con sopra la panna vera, la panna come la sanno fare al bar, quella che ti si squaglia in bocca senza lasciarti il sapore acido delle bombolette. Sediamoci su questa panca: tu non mangi la fragolata con panna nonno? Prendi un pò della mia… poi mi porti a vedere ancora il lago? Mi piace stare a guardarlo, è più facile vedere il cielo riflesso sull’acqua, se alzo la testa dopo un pò mi fa male il collo e gli occhi bruciano. Fai provare anche me zia Lina, voglio imparare a cucire i vestiti come fai tu? Mi presti la tua macchinetta nera? tatatatatatata… è una bella musica e quell’ago sale e scende al comando di un piede.

Sono le 2 e 23: non è bene lasciarsi prendere dalla malinconia di un’età perduta per sempre, il bambino è sempre lì, ma non ha voce per gridare, seppure sia in grado di ascoltare benissimo. Il mio è un bambino adattato alle circostanze: sorride a tutti perchè ama farsi volere bene, nasconde i suoi desideri e si volge a sè stesso come l’ultimo uomo cui fare un piacere.

Che deliziosa armonia nelle forme di una donna, le sussurro piano: non ci lasceremo mai… le sue labbra crudeli rispondono: mai e poi mai. Sospiro e mi allontano dai dolci ricordi… c’è sempre tempo per costruirne di nuovi, c’è sempre tempo per destare il demone dal cuore nero: amore, dolore, più passa il tempo più queste parole si assomigliano. Ho vagato per le vie di Santiago cantando le mie canzoni: sono stato ascoltato, sono stato amato, sono stato lasciato, è tempo per accendere ancora un’altra sigaretta.

Ore 2 e 32: ridatemi le mie vesti, vi prego, non mostrate le mie nudità agli angeli dalle forme graziose… chiudo gli occhi, labbra paonazze mi scherniscono; ho scordato la cattiveria degli uomini non cresciuti, e così accetto quella di chi è giunto al tramonto della propria vita, ma non posso che provare pena e rammarico per chi non ha dato tregua al diverso da sè… li sento urlare, donne adulte, nevrotiche, piene di alcool e bugie, con il culo all’indietro e le tette in avanti, le labbra rifatte ed il trucco pesante… regina Mary era un’altra cosa, lei conosceva il suo cuore, lo teneva addormentato per non sentirne le grida.

La prego vorrei ascoltare Take on me degli A-Ha, però senza parlare perchè devo registrarla. Come vorrei creare anch’io i suoni del mio cuore… lo farò, ho ancora tempo, ho tanta voglia. L’ho fatto, ma adesso ho poco tempo, e la voglia… beh, la voglia me la faccio venire a meno di non stare a sopportare i vagiti della mia anima.

Era bello il tempo in cui sognavamo, ho un amico che voleva fare il programmatore di computer, adesso ha una società tutta sua e vende i suoi software all’IBM, poi ce n’era un altro che sognava di sposare una ragazza dagli occhi verdi, sono stati insieme 6 anni, poi lei ha sposato un altro e lui si è messo a studiare i sassi… non lo vedo da tanto, vorrei chiedergli se ha ancora dei sogni, perchè sono pochi intorno a me che sperano ancora in qualcosa, e se guardo altrove vedo solo ragazzini che sognano di fare il Big Brother o di scannarsi in televisione con altre persone… non sono questi i veri sogni, non lo sono per niente: sono triste per loro, alla mia età saranno disperati.

Ore 2 e 47: adesso c’è silenzio intorno, anche le zanzare sono andate a dormire, spero. Il mio zippo d’argento si è illuminato per un attimo. Dormi? Avrei voluto svegliarti ma domani hai tanto, troppo da fare. C’è una strana tristezza nell’aria stanotte, sento anche quella di mia madre per il suo cucciolo travolto dalle scatolette veloci… dev’essere sveglia e pensa con dolcezza a quella creatura ch’è nata solo per dare amore: vorrei poterle dire che ho visto i suoi occhi dolci sorridermi da dietro una nuvola, ma per adesso non riesco a figurarmi alcuna immagine: nella morte non c’è alcuna poesia.

Ho un fratello che partirà lontano, ne ho un altro che non vuole partire affatto ed è chiuso nelle sue quattro mura davanti ad una realtà rumorosa, ne ho ancora un altro che vorrebbe rinunciare all’amore, e un altro ancora che ne è schiavo, ho una sorella che darà alla luce un altro meraviglioso bambino, ed un compagno che ama il profumo del mare, ho un gigante lontano che odia i numeri ed un nano che si è rassegnato, e tra le chitarre delle mie nuove canzoni c’è l’ansia di un giovane fragile, e contagia di audaci pensieri il cuore di chi mi ha amato.

ore 3 e 04

ore 3 e 05

ore 3 e 06

ore 3 e 07

ore 3 e 09

ore 3 e 10: la sua ora è finita, ci vediamo fra 7 giorni, nel frattempo si ricordi che la vita è semplice, basta solo respirare.

Un pescatore nel mare di AciCastello

Inviato da art venerdì 22 maggio 2009

Saranno 6 mesi o giù di lì che sono diventato topo d’appartamento, sia perchè il nuovo disco sta assorbendo la stragrande maggioranza delle mie energie, sia perchè non mi va di mettere il piede fuori di casa… certo, mi sento in parte scagionato dal fatto che sono in una città che non è la mia e che ancora fatico a legare spontaneamente con qualcuno e anche se lo spirito di adattamento è una qualità che non mi è mai mancata, in questo lungo periodo, sembra mi stia abbandonando lentamente.

Stasera voglio scrivere, non lo faccio da tanto; così lascio che questo tempo passi, senza troppi rimpianti su ciò che potevo o dovevo fare, nelle mille occasioni di scelta che la vita ti mette davanti e che vigliaccamente decidi di non accogliere per continuare a seguire le misere certezze conquistate.

Mi si muove un’accusa, quella di essere eccessivamente chiuso e schematico… a volte le persone ti guardano con occhi che non sono i tuoi o forse sei tu stesso che scegli affinché, dei 100.000 possibili “te”, esse colgano proprio quello che c’entra poco o nulla con la tua reale indole. In questi apparentemente lunghi anni di esistenza ci sono umani che mi hanno preso per egoista, egocentrico, opportunista, schematico, rigido, altri invece che hanno riconosciuto in me doti più positive… per mettere a tacere ogni tentativo di svalutazione della mia persona potrei sostenere con entusiasmo che tutti quelli che parlano a mio favore sono le persone che mi conoscono meglio, agli altri invece deve essere sfuggito qualcosa, tuttavia, a causa della mia rigidità e conseguente chiusura al mondo esterno, l’erronea (a mio parere) catalogazione della mia persona mi suggerisce spunti di riflessione generici su quanto concerne la comprensione dell’animo umano… ed eccoci qua:

Da Wikipedia “la parola italiana anima si origina dal latino anima che indica propriamente ciò che spira, il soffio, il vento, e anche l’elemento aria. Da questo significato passa a quello di "respiro", nel senso dell’aria che si aspira, e per traslato indica la vitalità primordiale, animale, basata appunto sull’atto del respirare”… se dovessimo affidarci all’etimologia latina potremmo servirci della definizione per assegnare all’anima quelle caratteristiche proprie del vento e dell’aria e cioè il loro essere passeggeri e temporanei. Definire dunque l’animo di un uomo schematico e chiuso vuol dire sostenere che la ragione ha del tutto soppresso la sua componente passionale. Non nego che la cosa possa ritenersi verosimile, è cosa nota che superato un certo limite d’età, anche il cuore cominci a sviluppare una forma di intelligenza evitando di buttarsi a capofitto su tutto ciò che desidera, e che per fare ciò si sforzi di tenere a freno il proprio istinto… ma, vi chiederete, perché tutto questo dire? E’ presto detto: torno adesso da quello che spero tornerà a diventare il mio consueto giro serale in bicicletta, e visto che la strada è sempre quella, anche oggi sono passato da quell’angolo maledetto e benedetto al contempo che è stato teatro di una delle più spiacevoli esperienze della mia vita. Ancor prima di raggiungere la stradina in controsenso che porta alla piazza di AciCastello è possibile ammirare lo scenario del mare e delle sue onde che si abbattono sugli scogli sottostanti alla ringhiera, ed è lì che qualche anno fa avrei giurato di aver visto Dio scendere a fare un bagno un pò più avanti; a quel tempo mi piacque scambiare una lampara per il grande Signore creatore di tutte le cose, per poi ravvedermi subito dopo, oggi ho visto ancora quella luce e non sapete quanto abbia desiderato poter evocare le sensazioni di quel giorno, ma contro ogni mio desiderio essa continuava a restare una stupida luce nel mare che un pescatore utilizzava per orientarsi tra il buio di quelle onde, e non mi sono fermato a questo, ho pensato anche a quanto sporco possa essere oggi il mare così come le innumerevoli anime che popolano la terraferma.

- Ebbene- urla il pescatore da lontano, – non c’è più magia nelle tue percezioni! -

Oggi comunichiamo con gli sms, le e-mail, il telefono cellulare, credevo che la tecnologia avrebbe migliorato il mondo, credevo che i rapporti tra le persone sarebbero stati autentici anche attraverso un filo o un onda elettromagnetica, ed invece abbiamo rovinato tutto… oggi le persone si conoscono con i cellulari o le chat e magari si lasciano con lo stesso mezzo, ti arriva un sms nel cuore della notte e sei lì a chiederti il motivo di un tradimento, e allora provi a chiamare ma il telefono non prende, perché la tecnologia ci è utile anche per evitare la comunicazione… stacchi il telefono e sei a posto… e tu non puoi fare a meno di massacrarti lo stomaco con l’ansia fino a quando non spunta il sole, ma il nuovo giorno serve anche a voltare pagina, e allora provi a chiamare un altro bassista, perchè lo spettacolo deve andare avanti, il disco va finito.

Ecco, il pescatore si volge verso di me e dice: gli ideali sono stati consegnati agli abissi, prova a contraddirmi’?

Cosa bisogna fare per credere ancora che nel mondo ci sia la magia necessaria per cambiare le cose?! Chi bisogna essere… è questa la domanda più giusta da porsi! L’arroganza vince sull’umiltà. La crudeltà sulla bontà. La noia esistenziale sulla gioia di vivere; il buono se la prende in quel posto, poi torna sereno, poi torna a prendersela in quel posto, poi torna di nuovo sereno… insomma, il buono è sereno solo quando evita accuratamente i legami sentimentali con altri umani, e per fortuna ci sono quei pochi (ma buoni) amici che sono lì da una vita, e su quelli puoi sempre contare… ma loro sono sempre lontani e questo katz di telefono od e-mail in fondo riescono solo in parte (in piccolissima parte) a regalarti quella serenità che la presenza fisica ti concede.

Il pescatore torna a riva, non c’è un pesce nel suo secchio. Avanza lento e si ferma davanti a me. Il vento si posa, la luna si copre, il chiasso nel locale vicino mi rende insofferente. I suoi occhi azzurri nei miei, ascolto i suoi pensieri – Catania è una bella città, così viva e spensierata, ma è anche un posto crudele dove nessuno si chiede mai: ma tu, sei davvero felice?! -

Ma noi, noi quando siamo?

Inviato da art lunedì 27 aprile 2009

“quoto l’interessante commento di Stefano (nic: il mio dolore più bello) al post 10 modi per sopravvivere ad una delusione d’amore)”

O notte che guidasti,
O notte grata più dell’alba chiara;
O notte che legasti
Amato con amata,
Amata nell’amato trasformata!

(“Notte oscura” -Cantico Spirituale – San Juan De La Cruz)

Ciao Art. Grazie per il sempre caloroso benvenuto, amico mio! Ed, ovviamente, un cordiale saluto a tutti voi del blog.
Ri-torno da queste parti, dopo esserne stato un poco lontano. Per chi non mi conoscesse, scrissi su queste pagine alcune cose, sul finire dell’anno passato. Erano liberi sfoghi, riflessioni, resoconti di faticose arrancate e croniche ricadute, proponimenti personali. Accadde in un momento duro della mia vita emotiva, un frangente di affilatissima solitudine e sofferenza. Qualcosa di estremamente vischioso, sfuggente, pressoché indomabile dalla ragione. Un sentimento di radicale smarrimento. Uno scuotimento di terrore. Struggente. Sfibrante. Assoluto.
Scrivere pubblicamente era un modo efficace di condividere il patimento.
C’era stato un abbandono. Inaspettato. Dolorosissimo.
Seguì, poi, un riavvicinamento.
Ora, di nuovo un imprevedibile (…no, stavolta forse no) abbandono…

Lei.
Il mio dolore più bello.

Quanto può essere bello, avvincente, innamorante un dolore?
Molto. Molto davvero. Immensamente.
Lo è al punto da indurci, talora, con illimitata, cieca e per nulla saggia abnegazione persino a venerarlo.
Ci deve essere qualcosa di profondamente misterioso nell’animo umano. Qualcosa che, mercé una inconsapevolezza nodale della reale natura delle cose, così come esse si sostanziano in verità, persuade a considerare il dolore come un fatto ineluttabilmente legato all’amore.
Una vertigine ed una devozione al tempo stesso. Un’idea archetipa di notevolissima forza suggestiva. Tanto che, addirittura alcuni tra i fondanti, più elevati e trascendenti aspetti del sacro sono intimamente caratterizzati da questo rapporto: Amore-Dolore.
L’intera tradizione del nostro Occidente si è informata su questo principio. Un dio che ama, ed ama con tale intensità da sacrificare la propria vita per gli amati. Non dovremmo stupirci troppo della facilità con la quale siamo allora vincolati a questa idea, e tendiamo ad accettarla. Ma, soprattutto, a patirne le conseguenze.
Certo, l’amare implica anche il soffrire. E non vi è amore più grande di chi dà la vita per l’amato. Amare è innanzitutto Dare. L’incondizionato Dare. Una donazione integrale, assoluta di Sè. Al punto che il Sè si disfa, si scioglie, fluisce. E transita verso “l’altro da Sè”. Si riversa irresistibilmente nell’Altro. Con questi allora prende ad amalgamarsi, a fondersi intimamente, si ristruttura, dando così luogo ad una rinnovata e portentosa concezione del proprio modo di vivere, di pensare, di agire. E’ il momento in cui la parola “Io” cede il posto alla parola “Noi”.
Chi è stato innamorato ed è stato ricambiato, lo sa bene.

“Amato con amata,
Amata nell’amato trasformata!”

Quando viene a mancare questo prodigioso movimento del cuore, della mente e del corpo, questo travaso di generosa dedizione che catalizza la trasformazione dell’ ego in qualcosa di più spazioso ed accogliente, in effetto manca l’amore.
Tutti, qui, nell’agorà di Art, patiscono la mancata realizzazione di un tale straordinario mutamento dell’Essere. Se ciò fosse accaduto, se i nostri amati avessero contenuto quel che noi riversavamo in loro…bè noi non avemmo avuto proprio nulla di doloroso da raccontare. Nulla da masticare col sapore del lamento.

Amore. Dolore. Non vi è intelligenza più elevata, spirito più nobile, sensibilità più eccellente nella storia dell’umanità che non abbia parlato di questo binomio.
“Allora?!”, si dirà! Così stando le cose, è tanto nichilista forse il destino del cuore? Tanto buia ed incerta l’aspirazione al bene? Tutto indissolubilmente, tristemente stretto alla sofferenza? E’ l’amore, in fin dei conti, un precipitato di dolore?
Forse c’è qualcosa ancora da considerare.
Amor di dio, amor di uomo.
Due moti differenti.

Un dio lo può. Ma un uomo, dimmi, come
potrà seguirlo sulla lira impari?
Discorde è il senso: Apollo non ha altari
all’incrociarsi di due vie del cuore.
Il canto che tu insegni non è brama,
non è speranza che conduci a segno.
Cantare è per te esistere. Un impegno
facile al dio. Ma noi, noi quando siamo?
Quando astri e terra il nostro essere tocca?
O giovane, non basta, se la bocca
anche ti trema di parole, ardire
nell’impeto d’amore. Ecco, si è spento.
In verità cantare è altro respiro.
È un soffio. Un nulla. Un calmo alito. Un vento.
(Rainer Maria Rilke)

Un dio lo può. [ ] Ma noi, noi quando siamo?

La parola “amore” contiene in se diversi significati e viene utilizzata, indistintamente, per definire esperienze emotive differenti. Col tempo, il vocabolo ha finito per assorbirli tutti, in un sincretismo che ha generato qualche possibilità di fraintendimento.
E’ possibile amare le persone, gli animali, gli oggetti, le attività, le idee e le emozioni, ed ovviamente anche la divinità. Ad ogni forma di amore, dovrebbe associarsi un significante quanto più esclusivo possibile, affinché possa mantenersi quel necessario ordine del pensiero atto a discernere, allontanando dall’equivoco e dalla sofferenza che, proprio in ragione dell’equivocare, spesso può generarsi. Nell’antichità, infatti, più saggiamente quest’ordine semantico era stato creato, e veniva rispettato, pur se, per la natura stessa che caratterizza l’amore, due diverse locuzioni potevano convergere od anche allinearsi. I greci classici distinsero i sentimenti amorosi secondo le loro sfumature; più tardi, lo fece anche la Psicologia. In riferimento esclusivo alla coppia, provo ad offrirvene una sintesi:

Eros. E’ l’esperienza emotiva sostenuta dal desiderio. Identifica l’amore sensuale, la smania di possesso fisico dell’altro. Esso è imperniato sull’attrazione fisica e l’intesa erotica; sono elementi rilevanti le forti emozioni e la passione. Spesso è denso di narcisismo, concupiscenza ed autogratificazione. Nel significa più elevato e nobile, individua invece la potenza generatrice dell’amore.

Himeros. Vicino ad eros, ma di forma inferiore, maggiormente cieco ed istintuale. E’ il desiderio sorto al momento, e che chiede immediata soddisfazione. Un moto di passione repentina ed incontenibile.

Mania. Questo tipo di amore afferisce alla possessività. Caratterizza relazioni turbolente, pesantemente disegnate dall’emotività. Dominano la gelosia e l’incapacità di vivere con equilibrio la separazione.

Ludus. Modalità amorosa imperniata sulla giocosità e sul sostanziale disimpegno. Il rapporto è focalizzato sul piacere divertito, rifugge la noia e la norma della quotidianità, non accetta l’impegno ed il coinvolgimento in situazioni che implichino la pur minima perdita dell’indipendenza personale. Uno od entrambi i componenti della coppia mantengono la frequentazione assidua di numerosissime amicizie, sacrificando molto tempo alla relazione tra i due.

Photos. E’ il sentimento amoroso in embrione. Genera dal desiderio di ciò che si immagina fonte di felicità, e verso cui si tende.

Storge. L’amore che coniuga affetto e passione. Questa sentimento esprime forte affezione per la persona amata, unita a sereno piacere. Basato su uno strettissimo legame tra i due individui, include anche i più rilevanti impeti sensuali, quando sollecitate. Storge è “curare teneramente”: include l’amore fisico (Eros) ma abbraccia molto di più: colora il rapporto di dolcezza e delicatezza, esprime la ricerca delle componenti intimistiche nel rapporto affettivo. Si distingue dagli altri tipi di amore per la fiducia e la confidenza che caratterizzano la relazione. In esso giocano un ruolo fondamentale i valori etici: stima, rispetto, solidarietà. Di base, anche l’affinità caratteriale e le idee, la condivisione di progetti e aspettative concrete per un futuro vissuto come “senza tempo”, senza termine. Storge pensa al futuro come al “per sempre”. Ciascun membro della coppia ricondiziona costantemente le proprie esigenze in virtù di un sollecito desiderio di favorire le esigenze dell’altro. E’ generato e perpetuato dall’attrazione integrale per l’altra persona, e si pone l’adeguata aspettativa di un ritorno di amorosi sentimenti, altrimenti perisce.

Anteros. E’, per certi versi, l’aspetto realizzativo di Storge: è l’amore pienamente corrisposto.

Philia: E’ l’amore che unisce gli amici. Unitivo, caldo, solidale.
Agape. E’ la forma più alta dell’amore. Si fonda sul dono privo di qualsivoglia aspettativa di ritorno, sulla totale gratuità del sentimento rivolto alla persona fatta oggetto d’amore. Agape è sostenuto dalla volontà, è alimentato dalla incrollabile intenzione di farlo sorgere e perdurare, è incondizionato negli effetti e non viene dunque mai meno, qualunque siano le corrispondenze che provoca sull’altro. Detto altrimenti, è l’amore totalmente altruistico, scevro di egoità, munifico e rarissimo, nel quale i due amati cessano di pensare a sè stessi ma si pongono a totale servizio del partner, senza la ricerca di alcuna contropartita materiale o spirituale. Viene indicato anche con il termine più moderno di oblatività. Agape è perennemente offrire e perennemente dare, ed è riscontrabile nei soltanto nei rapporti d’amore indicibilmente maturi, in cui l’abnegazione per il destinatario del sentimento è assolutamente totale. Curiosamente, questo termine fu adottato nella stesura dei Vangeli in lingua greca, non esistendo precedentemente. E’ usato preminentemente per indicare l’instancabile ed incondizionato amor di Dio per gli uomini, o quello dei mistici verso di Lui.
Dunque: queste le forme dell’amore.
Sorgono allora due domande: quale è stata la nostra modalità di amare?! E, ancor più importante, quale vorremmo fosse stata, o desidereremmo fosse quella futura?

L’incommensurabile Agape?
Oppure il grandioso, ma più umano e praticabile, Storge?

Personalmente, credo che tanti di noi abbiano cercato con tutti loro stessi l’amore unitivo e altruistico di storge, ma abbiano finito col praticare una confusa forma di agape. Già, perché l’oblatività, seppur possibile tra amati, per definizione è totalmente gratuita,libera dall’aspettativa di ritorno e non può quindi arrecare alcuna sofferenza. La sofferenza nasce dalla mancata corrispondenza dell’amore donato. Un amore di grado comunque elevato, maturo, e che giustamente chiede di essere ricambiato.
Ecco il grossolano fraintendimento!

Quando, nel mio caso, dopo svariate umiliazioni ed un glaciale distacco, lei, la mia ex, si ripresentò, dicendomi di star male, che aveva bisogno di me, io tornai. Prontamente tornai. Avrei dovuto resistere, ed in parte lo desideravo anche, poiché non era piacevole gestire quella sua sofferenza autoinflitta, e caricarla per intero sulle mie spalle. Art mi mise sull’avviso: alcuni di noi si sentono cavalieri senza macchia e senza paura, ma stai attento…
Cavalieri, e dame, senza macchia e senza paura, sempre pronti a soccorrere, a dare, a credere, a giustificare, a perdonare…
Ma siamo, in realtà, solo uomini e donne. Con il desiderio di amare, col desiderio di essere amati.
Uomini e donne. Non dei o dee.

Un dio lo può. Ma un uomo, dimmi, come
potrà seguirlo sulla lira impari? [ ]
Un impegno facile al dio. Ma noi, noi quando siamo? [ ]
O giovane, non basta, se la bocca
anche ti trema di parole, ardire
nell’impeto d’amore. Ecco, si è spento.

Quel che deve finire, è bene che finisca. Un amore non corrisposto attiene di più agli dei. Altrimenti è destinato a spegnersi. E non saremo certamente noi, qualunque cosa faremo, ad impedirlo. Lasciamolo finire. Lasciamo che segua la sua sorte. Che si estingua. Che si spenga. E con esso, la sofferenza attraverso cui noi, ostinatamente, continuiamo a nutrirlo. Lasciamolo andare. Ecco, si è spento…

Un ringraziamento a chi, pazientemente, è arrivato a leggermi fino a qui.
Saluti a tutti, tutti voi.

Stefano

Linea di confine – diario di registrazione

Inviato da art lunedì 20 aprile 2009

Carlo Longo - Sound engineer

I giorni sembrano passare alla velocità della luce, non so più neanche da quanto tempo non esco di casa se non per fare il percorso che porta in studio da Carlo o in ufficio… in questi mesi più che mai comprendo quanto la musica sia per me una irrinunciabile malattia, mi guardo intorno: la maggior parte delle persone (compresi i musicisti) riescono a separare il momento da dedicare a sè stessi dal proprio lavoro o passione, questa una delle ragioni per le quali molti miei coetanei (e non solo) dopo aver incasellato la loro vita in un lavoro ordinario da 8 ore giornaliere e nel rapporto con la girl, abbiano tristemente abbandonato la loro passione, e li capisco, devo esser sincero, perchè a volte quando torno dalle mie otto ore sento il bisogno di fare un pò di vita sociale, di conoscere persone nuove, di lasciarmi andare alla lettura di un buon libro, e invece sono lì col mio pianoforte, la chitarra ed il solito foglio di carta stampato ed impiastricciato con la penna da mille correzioni, a cantare, a suonare fino a notte fonda… e per fortuna il mio coinquilino fa le ore piccole :)

Marco Crispi

A volte mi chiedo perchè questa passione non mi abbia abbandonato, perchè come tutti gli altri non mi sia rassegnato alle condizioni di questo megabusiness che stritola ogni libera espressione della creatività umana… beh, non mi sono dato una risposta perchè non ce l’ho, so solo che questa è l’unica cosa che mi fa stare bene e oggi, dopo che Marco ha messo le sue belle parti di chitarra e Riccardo ha suonato i suoi tamburi, sento le tracce di quest’ultima fatica e penso: non potrei mai farne a meno, per tutta la felicità del mondo.

La musica racconta qualcosa, ed è già meraviglioso ascoltare le storie degli altri lasciandosi trascinare dalle atmosfere trasmesse da un cuore che sa sentire… se poi quelle atmosfere sono frutto del proprio sentire, lì è catarsi pura, e quel certo entusiasmo, che più andiamo avanti negli anni e più cominciamo a perdere, beh… sembra avere la stessa forza dirompente di quando ho registrato il mio primo disco: 10 anni fa con i Grey Owl.

Carlo e Marco

Oggi ho salutato Marco che col cuore pieno di soddisfazione ed orgoglio tornava a Ragusa con le sue chitarre ed il suo Marshall, sono stati 4 giorni di emozione e fatica, ogni canzone era un foglio da colorare con le chitarre, e Carlo era lì e sembrava trasudare lo stesso entusiasmo che io faticavo a trattenere, ma che trattenevo perchè in fondo sono sempre un timido… proviamo questo, ma perchè non questo, e ancora prova a mettere questa nota, fai questa frase, ma perchè non questa… 12 ore al giorno, e si arrivava alle 10 di sera che eravamo tutti e 3 assolutamente annientati dalla stanchezza mentale, ma con la gioia di aver riempito quel foglio di altre emozioni, quelle di Marco che ad ogni canzone mi diceva: sai, questi pezzi li sento anche miei, ci sono dolori che provo ancora…

Riccardo Cascone

E poi la telefonata entusiasta a Riccardo, e lui che voleva sapere tutto… e pensare che per questo lavoro erano tutti convinti che fosse sola roba mia e che non facesse parte del loro mondo, e invece… la musica è un cuore che pulsa energia contagiosa, e le emozioni… beh, quelle sono parte del nostro essere uomini, e le proviamo tutti quanti anche se a volte gli diamo nomi diversi: difficile non comprendere ed abbracciare quelle altrui, specialmente se il tema è una favola d’amore.

A breve i primi video…
Un caro saluto a tutti

Quei burloni di Google

Inviato da art mercoledì 1 aprile 2009

Stamane, collegandomi al sito del celebre motore di ricerca, mi sono imbattuto in uno strano link in bella evidenza Ecco a voi CADIE: una rivoluzione per la vostra vita sul Web. Dico: caspita, deve essere una cosa seria! … ed entro.

Comincio a leggere l’articolo e mi deprimo immediatamente: CADIE la prima Entità Cognitiva Autoeuristica a Intelligenza Distribuita (Cognitive Autoheuristic Distributed-Intelligence Entity, CADIE)… che è ’sta cosa? perchè non capisco di che parlano?… poi raggiungo la Home Page del prodotto, e lì comincio ad avere i primi dubbi: il design ha lo stile dei siti web ultra-amatoriali dei primi anni 90, il testo una supercazzola micidiale in cui a parlare è proprio l’entità in persona… poi leggo la data della notizia: 31/03/2009 ore 23:59:59; capisco tutto: un pesce d’aprile.

Ed io ci sono cascato come l’ultimo dei principianti :-)

Linea di confine Pre-Release VIDEO

Inviato da art mercoledì 18 marzo 2009

E’ con grande piacere che annuncio sul mio blog in anteprima la pre-release (e cioè una versione preliminare e non definitiva) del videoclip prodotto per la title track del nuovo album dei RANDONE: LINEA DI CONFINE che vedrà la luce nel mese di Maggio.

Un ringraziamento particolare ad Alessia Randone che ha curato la regia, la sceneggiatura ed il montaggio del video, a Miguel Janeiro ed Eleonora Godano per la loro partecipazione come attori, ad A-Tono nella persona di Orazio Granato per il prezioso contributo nella realizzazione di tutta l’opera, e Beppe Crovella di Electromantic Music che come sempre cura la stampa e la distribuzione dell’opera.

Che dire… spero che gradiate e vi aspetto numerosi per il lancio on line del disco di cui avrete notizia nelle prossime settimane.

Vi lascio al video, grazie per la vostra sempre gentile attenzione:

 

Se lo desiderate è possibile effettuare un pre-order del cd al costo di € 14,99 + spedizione. A tutti coloro che effettueranno il pre-order verrà spedito in omaggio al cd il racconto (libro cartaceo :) Linea di Confine.



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